tutto per i bambini di delphine de vigan

Tutto per i bambini di Delphine De Vigan

Tutto per i bambini di Delphine De Vigan non è un libro per bambini.

E più che dei bambini, Tutto per i bambini parla di un certo tipo di esposizione degli stessi.

Parla di famiglia, di genitorialità, di social e di società.

Ricostruisce un passato mediatico che fino a poco tempo fa ci sembrava esecrabile, ma le cui conseguenze sono da tempo nelle nostre case.

E forse non ci sembra più tanto esecrabile, visto che ne abbiamo tratto profitto e soddisfazione.

Parla di tutto questo e non parla di tanto altro.

Tutto per i bambini di Delphine De Vigan è quello che, con un termine abusato, si definisce il famoso “libro necessario”.

Perchè un libro di narrativa per adulti in mezzo alle mie selezioni di albi illustrati, libri per ragazzi e per bambini?

Perché Tutto per i bambini è un libro sulla necessità di essere guardati e visti.

Ed è una tematica trasversale alla vita di tutti noi, come figli, genitori, insegnanti.

Come persone.
Tutte le persone.

Il soggetto di Tutto per i bambini di Delphine De Vigan si può brevemente riassumere così.

Una bambina scompare nel nulla mentre sta giocando nel cortile del palazzo in cui vive.
Chi conosceva i suoi movimenti?
Potenzialmente chiunque, perché la bambina, insieme alla mamma e alla sua famiglia, è la star di uno dei tanti family blog che si trovano sul web.

Costruito attraverso sapienti meccanismi del thriller, entriamo pian pianino nella vita di Mélanie e Bruno e dei figli Sam e Kim.

Meglio conosciuti sui social (e osannati) come Happy Recré, star del family blogging.

Ma entriamo anche in un meccanismo perverso dove si mescolano vuoti personali a esperimenti sociali che hanno preso derive impensabili.

Tra parti narrate che sono spaccati della vita e sulla vita di Mélanie, alternate a ricostruzioni e colloqui della polizia con diverse personalità che orbitano intorno al mondo del web, si svela uno scenario che forse conosciamo davvero molto, troppo bene.

Eppure finché non lo vedi non ci credi.

Non spoilero cosa succede alla piccola Kim.

Ma posso spoilerare che il romanzo ha una parte finale sorprendente, ambientata in un futuro prossimo, in cui i bambini che sono oggi le star di youtube o instagram insieme alle loro mamme e papà, saranno adolescenti, persone fisiche e giuridiche, in grado di intendere, di volere e di decidere.

Che persone saranno?

Tutto per i bambini di Delphine De Vigan è quello che io definisco un perfetto libro da gruppo di lettura.

Definisco così quei libri che hanno così tanti spunti di riflessione che si potrebbe stare intorno a parlarci per giorni.

Riflessioni che toccano l’etica, la società, la comunicazione, il sistema giuridico, le tutele, i valori, il bisogno di autoaffermazione, il libero arbitrio, la privacy, l’intimità.

Tutto in Tutto per i bambini di Delphine De Vigan è connesso.

Sarebbe molto facile parlare di Tutto per i bambini di Delphine De Vigan in termini giudicanti.
Io stesso fatico a non esserlo, perché gli spunti di riflessione di questo romanzo toccano un sistema di valori su cui ho delle idee molto precise.

Ma non troverete giudizi, se non quello che esplicita la mia ammirazione per un romanzo così ricco e ben fatto.

E’ semplice parlare di questo libro e di ciò che ci presenta in termini di condanne, assoluzioni, giustificazioni.

Più complesso, e quindi più interessante, è mettere in fila gli eventi ricostruiti da De Vigan in una successione temporale che dalla vicenda di fiction inventata dall’autrice, mette in scena una società così terribilmente nostra da fare paura.

Di questo libro ho deciso di far parlare il libro stesso.

Perché nulla meglio di alcuni stralci può rendere la profondità della feroce analisi che emerge da Tutto per i bambini di Delphine De Vigan.

Giusto?
Sbagliato?
Esecrabile?
Assolvibile?

Io mi domanderei: quanto il bisogno di essere visti, quanto il puntello al proprio ego è più importante del nostro reale contributo umano alla società?

Di seguito riporto dunque una serie di brani tratti da Tutto per i bambini , un romanzo di Delphine De Vigan edito da EInaudi e tradotto da Margherita Botto.

Nel passaggio che segue De Vigan ricostruisce un flashback di una Melanie adolescente attratta dalla prima serie di Loft Stories, un reality show che nel 2001 vedeva chiusi nella stessa casa, sotto le telecamere h24, un gruppo di perfetti sconosciuti (il parallelo con il nostrano Grande Fratello è lampante).

Forse, in effetti, era stato proprio durante quelle poche settimane che tutto era cominciato. La permeabilità dello schermo. La possibilità di passare dalla posizione di chi guarda a quella di chi è guardato […]

Ben presto l’arrivo di nuovi supporti avrebbe accelerato il fenomeno. Da allora in poi ognuno sarebbe esistito grazie alla moltiplicazione esponenziale delle proprie tracce […]

La telerealtà e le sue declinazioni si sarebbero estese a poco a poco a numerosi ambiti, e  avrebbero imposto a lungo i loro codici, il loro vocabolario e le loro modalità narrative.

Qualcosa che davvero poco a poco è entrato nelle nostre case e, per un motivo o per un altro, per un desiderio o per un altro, per noia o per vuoto, è diventato sempre più fondamentale…

Poco dopo il primo compleanno di Sammy, su consiglio di Bruno che la trovava un po’ triste, Mélanie si era iscritta a Facebook […]

Grazie all’algoritmo, Mélanie scoprì nuovi canali e nuovi video. Le piaceva tutto ciò che era vero, tutto ciò che raccontava vite come la sua e poteva darle la sensazione di essere meno sola.

Kimmy non aveva ancora tre anni quando Mélanie postò sulla piattaforma il suo primo video. bisognava procedere piano piano, creare affezione, identificazione, prima di considerare l’idea di introdurre marchi e prodotti.

Tutto per i bambini solleva questioni che non sono solo riflessioni legate all’evoluzione della comunicazione, del web o dell’uso lecito o meno che se ne fa.
Tocca anche questioni giuridiche sulle quali penso sia inevitabile soffermarsi.

  • Ma dove vanno a finire i soldi?
  • Sono i genitori a incassarli. Liberi di farne quello che vogliono.
  • Nessuna regolamentazione?
    […]
  • Esistono norme per i bambini indossatori, attori, cantanti, perché la loro attività è considerata un lavoro. Gli orari sono controllati e i genitori devono depositare gran parte delle somme guadagnate su un conto bloccato, finché non diventano maggiorenni. Per i bambini youtuber non c’è nessuna limitazione. è quello che si definisce un vuoto legislativo. per il momento l’attività è considerata uno svago privato e non è soggetta a nessuna forma di regolamentazione.

Scene di vita quotidiana, scene di intimità famigliare, tutto davanti agli occhi degli spettatori che possono interagire e scegliere quale unboxing far fare alla famigliola.

che cosa possono desiderare bambini che hanno tutto?
Che genere di bambini vivono così, sepolti da una valanga di giocattoli, senza avere neanche il tempo di desiderarli?
Che adulti diventeranno?

Le riflessioni sui cambiamenti che alcuni fenomeni che ai primordi ci sembravano così distanti, in realtà toccano poi ambiti davvero quotidiani, come la lingua.

Mélanie usa di continuo la parola condividere. dice ve lo condivido fra poco o abbiamo un sacco di supernotizie da condividervi. Un uso che viene dall’inglese globalizzato. Ma in francese si condivide qualcosa con qualcuno.

Alla base, il tema più importante, è quello dello sguardo. Del guardare.
Del vedere e dell’essere visti.
Quindi riconosciuti e accettati.

Non si poteva ignorare il bisogno di riconoscimento che traspariva da quelle immagini. Mélanie claux voleva essere guardata, seguita, amata. La sua famiglia era un’opera, una realizzazione, e i suoi figli una specie di prolungamento di se stessa..

E poi il secondo grande tema, connesso al precedente.

credevamo che il grande fratello si sarebbe incarnato in un potere esterno, totalitario, autoritario, contro il quale sarebbe stato necessario ribellarsi.

Ma il grande fratello non aveva avuto bisogno di imporsi.

Il grande fratello era stato accolto a braccia aperte e con il cuore affamato di like, e ognuno aveva accettato di essere l’aguzzino di sé stesso.

A chi consiglio questo libro?

Lo farei leggere a tutti, tutti, tutti.
Genitori o meno, perché tutti siamo immersi in questi meccanismi e abbiamo bisogno di fare un passo all’esterno per prenderne atto.

Lo farei leggere alle superiori, perché prima si sviluppa questa consapevolezza meglio è.

E perché no, lo farei leggere anche all’università, nelle facoltà di pedagogia  e di comunicazione.

La consapevolezza digitale nei libri per ragazzi

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