e poi abbiamo sempre saputo che, ovunque avessimo deciso di vivere, quel luogo ci avrebbe obbligato a cambiare.
non esiste un posto dove sentirci a nostro agio, non esiste una lingua in cui, dopo tanti anni, scivolare come in un sonno profondo.
Come sempre mi succede quando trovo un libro bello, complesso, stratificato nella semplicità, attuale e in grado di fotografare la realtà, lascio che siano i passi stessi del libro a raccontare perché vada letto.
Il libro da cui è tratto il brano che apre questa mia recensione è Gli antropologi di Ayşegül Savaş.
Gli antropologi di Ayşegül Savaş è una fotografia del reale.
Se fossimo una di quelle generazioni che stampano ancora le fotografie, dopo averlo letto, vorremmo quell’immagine del nostro reale da stampare, incorniciare e mettere su un tavolino.
La classica cornice messa lì, a ricordare un momento tra tanti, come molte ne abbiamo viste e come non ne facciamo più.
Un gesto passato che ha definito sia memoria collettiva sia l’idea di radici come dovrebbero essere.
Ma come dovrebbero essere la radici?
Questo è uno dei grandi temi de Gli antropologi di Ayşegül Savaş.
Se non il vero, grande tema.
Chi siamo quando le nostre radici non coincidono con il luogo geografico che abitiamo?
Che cosa è casa?
E che cosa rende casa una casa (intesa come luogo emotivo da abitare in due)?
ci piacevano i quadri, sì, ma ci piaceva anche quello che dicevano di noi, che eravamo persone con quadri veri alle pareti
Gli antropologi di Ayşegül Savaş, edito da Gramma Feltrinelli, è ambientato in un tempo attuale (ci sono le chiamate su zoom), in una città indefinita di un paese non meglio identificato (ma che si capisce essere l’Europa, forse la Germania).
I protagonisti sono una coppia di giovani laureati, due antropologi appunto.
Lei è una videomaker documentarista, ha vinto una borsa di studio che sta usando per raccontare la vita al Parco vicino a casa.
Lui lavora per una ONG.
I due condividono anche uno status ben preciso: quello di expat.
Sono due stranieri che si sono trasferiti per studio in un paese diverso da quello di origine e lì hanno deciso di rimanere.
Non sappiamo da dove vengano, ma sicuramente da paesi non europei, probabilmente da tradizioni non occidentali.
Hanno le famiglie lontane e non hanno cerimonie che li accomunano.
[…] per noi due che abbiamo così poche cerimonie nella nostra vita
Entriamo nella vita dei due protagonisti mentre stanno per comprare casa insieme, il che simboleggia proprio quel gettare le fondamenta del futuro che nel loro caso presuppone anche la costruzione da zero delle proprie radici.
Venire da un paese lontano vuol dire recidere quelle radici, non poterle portare con sé, per lo meno non nel vissuto quotidiano scandito insieme ad una collettività.
Dal resto lo dice anche la protagonista:
la vita quotidiana, dico, è una storia difficile da raccontare.
La ricerca della casa e l’arredamento della stessa diventano quindi il modo in cui la voce narrante, quella della protagonista, cerca di agganciarsi al reale, rappresentandosi attraverso gli oggetti.
Il tema degli oggetti è uno dei leitmotiv de Gli antropologi di Ayşegül Savaş.

Gli oggetti che la protagonista cerca nei mercatini, quelli che già possiede, quelli che visualizza nelle possibili nuove case, quelli che con foga acquista e poi abbandona.
Gli oggetti diventano radici che significano la vita possibile, la lingua comune su cui trovarsi.
questi splendidi oggetti venivano seppelliti sottoterra perché il valore intrinseco era considerato superiore alla loro bellezza.
Oltre al tema degli oggetti come radicamento nel qui e ora, ci sono altri tre temi che emergono nel romanzo.
L’appartenenza, il rappresentarsi e gli altri come specchio.
Il tutto mescolato sapientemente per restituirci l’immagine soggettiva e universale di cosa voglia dire radicarsi, per essere, per diventare, per appartenere.
Per far sì che luoghi e persone diventino, se non famiglia, almeno famigliari.
non posso dire che ci sia familiare, ma solo che vogliamo che diventi familiare per noi.ù
La bellezza di Gli antropologi di Ayşegül Savaş si colloca proprio lì, tra i tentativi dei protagonisti di trattenere squarci di realtà affinché diventino i mattoni su cui costruire un futuro che ha solo il sé, il noi, come base del tutto.

Ed è un errore pensare che tutti questi temi siano propri solo di quelle persone che hanno lasciato luoghi, lingue, famiglie e tradizioni in un altrove geografico e culturale.
E’ vero, i protagonisti sono due expat, e questo ha delle valenze e presenta delle specificità molto precise, che tante altre persone non possono comprendere.
Ma la buona scrittura sa essere universale e il tema delle radici tocca un po’ tutti: anche senza essere expat, anche se si è sempre vissuti nella stessa città, esistono persone senza radici.
Nel comune pensare, chi ha una famiglia ha per forza delle radici.
Ma ci si dimentica che talvolta è necessario, per il proprio benessere, reciderle.
Oppure si è stati più volte sradicati.
O, semplicemente, non tutte le famiglie sono numerose e non tutte le famiglie tutelano radici e tradizioni.
Può quindi essere necessario far da sé e trovare il proprio modo di appartenere, che vuol dire guardare a sé e agli altri e capire come equilibrarsi.
E’ questo che avevo in mente quando immaginavo di appartenere ad un luogo: la sensazione di essere necessaria alla vita di qualcuno
E quindi perché leggere Gli antropologi di Ayşegül Savaş?
Ecco i miei motivi:
- Per la profondità dei temi: sembra ci si muova solo in superficie, ma ogni piccolo oggetto, ogni banale gesto, ogni singola parola ha un riverbero molto più profondo;
- Il fatto di non avere una vera collocazione geografica solletica l’attenzione: si cercano piccoli indizi, si gratta la superficie, ci si vuole agganciare a piccole cose con la stessa tenacia con cui i protagonisti cercano appartenenza;
- Perché, come già detto, è una storia individuale ma che sa essere universale, perché non è difficile riconoscersi;
- Per quel gusto un po’ malinconico. Lo accompagnerei alle canzoni di Paul Young;
- Per non sentirsi sol*
E poi, motivo bonus, perché non si può fare a meno di sottolinere moltissime frasi.
ci sono le grandi tragedie che sconvolgono la quotidianità, che portano la gentilezza a farsi avanti. e poi c’è la vita stessa, un disastro dietro ogni angolo, eppure niente può arrestarne il flusso.
Gli antropologi di Ayşegül Savaş
Traduzione di Gioia Guerzoni
Gramma Feltrinelli