Sono Vincent e non ho paura

Sono Vincent e non ho paura di Enne Koens

Sono Vincent e non ho paura di Enne Koens è un romanzo che non si può non definire angosciante.

Un romanzo che metterei sullo stesso scaffale con La settimana bianca di Emmanuel Carrere.

Vincent ha 10 anni ed è preso di mira dai bulli.
Mentre leggiamo della sua ansia che lo attanaglia quando deve andare a scuola, avvertiamo lo stesso mal di pancia.

Avvertiamo lo stesso scoramento quando sentiamo quanto il mondo adulto sia superficiale, pronto a etichettare, ma soprattutto cieco.

Vince però ha un’enorme VDV: la voglia di vivere.

Ha una forza d’animo grandissima che si radica nella passione che il ragazzino ha verso tutto ciò che riguarda la sopravvivenza in natura.

Questa passione è un rifugio, è lo spazio del suo mondo personale dove si nasconde dalle brutture che ci sono fuori e che gli consentono di coltivare sè stesso.

Ma contemporaneamente, questo spazio protetto la cui valenza simbolica (sopravvivere in condizioni estreme sfavorevoli, contando unicamente sulle proprie forze) è potentissima, stanno attrezzando Vince per qualcosa di fondamentale.

Vince è sempre allenato.

vive costantemente come se dovesse essere pronto per sopravvivere a una catastrofe.

Questa sua caratteristica viene resa stilisticamente in due modi.

Prima di ogni capitolo, utilizzando anche colori di testo differenti, è presente un approfondimento di nozioni di sopravvivenza in natura.

Ad esempio, come fare a procurarsi acqua potabile quando l’acqua non c’è, ecc.

Capitolo dopo capitolo, nozione di surviving dopo nozione, si avvicina sempre più il momento clou in cui Vince dovrà dar prova di sapere come sopravvivere.

L’altra caratteristiche che mantiene Vince in una sorta di “allenamento” sono le voci che sente.
Non sono voci esterne, ma è il suo dialogo interiore, che anziché avvenire con sé stesso, avviene tra lui e degli animaletti immaginari.

E’ un dialogo interiore autentico, che oscilla tra pesanti giudizi e constatazione della realtà.

Una catastrofe rischia di accadere.
Non solo ogni giorno, ma al campo in natura che Vince sta per frequentare con la scuola, dove sarà costretto a rimanere più giorni con i suoi compagni di classe.

E le cose sono peggiorate, da quando è arrivata una nuova compagna di classe super in gamba che, tra tutti, ha preso in simpatia proprio Vince, scatenando le gelosie degli altri.

Sono Vincent e non ho paura di Enne Koens è ricco di simbologie.

Dalla sopravvivenza alla fuga nella natura, passando per le voci del suo giudice interiore sino alla consapevolezza che, in quanto umani e quindi animali sociali, a un certo punto non possiamo esimerci dal lanciare una richiesta di aiuto.

Sono Vincent e non ho paura è una storia di sopravvivenza dove, al netto delle competenze che si possono avere se lasciati soli, il fattore vincente è avere coraggio di trasformare il dialogo interiore in una richiesta di aiuto.

In Sono Vincent e non ho paura il mondo adulto non viene presentato in modo encomiabile.

Nessun adulto comprende davvero, vede davvero, le difficoltà di Vincent

Non i genitori, che sono preoccupati che Vincent non si faccia amici, ma che non sono in grado di comprendere le sue difficoltà.

Non lo psicologo, che banalizza le difficoltà di Vince come se fossero solo frutto della sua immaginazione e della sua scarsa volontà nel volersi mettere in gioco.

Vince viene bullizzato, a parole e coi fatti.
E’ immaginazione?

Non gli insegnanti, che vedono solo parzialmente il gioco delle parti in corso nella classe.

E’ solo in una compagna di classe che Vince trova uno sguardo e una voce. E un’amica.

E questo è il punto di partenza da cui ricominciare

Perché dopo ogni fuga, c’è un ritorno e quindi un nuovo inizio.

Una nota stilistica (di forma) su Sono Vincent e non ho paura

Sono Vincent e non ho paura è un romanzo interamente scritto con carattere ad alta leggibilità.

La scelta di alcuni editori di mescolare nel loro catalogo editoriale libri scritti in AL a libri che non lo sono, è secondo me fondamentale.

Spesso i libri ad alta leggibilità vengono considerati e trattati come collane a parte, quasi fossero dei ghetti in mezzo agli scaffali.
Il fatto è che editori come Biancoenero e Camelozampa, prestano tantissima attenzione al contenuto tanto quanto alla forma.

Realizzano romanzi così belli che relegati allo scaffale dell’alta leggibilità rischiano di farli arrivare a un pubblico più ridotto.

Sono Vincent e non ho paura
Enne Koens
traduzione di Olga Amagliani
Camelozampa
Qui la scheda libro sul sito dell’editore.

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