Evelina di Lara Piffari

Evelina di Lara Piffari

La sinossi di Evelina di Lara Piffari ci porta…in un cimitero.
Un piccolo camposanto di paese.

I meno accorti, coloro che hanno una “vista corta” vedranno solo un libro per ragazzi ambientato in un cimitero.
Chi sa che nei libri per ragazzi ci sono tesori sa che questa è solo una parte.

Importante.
Perché la scelta del luogo in un romanzo di formazione (dove si viene alla vita), non è mai casuale.

Evelina di Lara Piffari, edito da Risma Libri, è infatti un romanzo di formazione pieno di vita e di desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.

Chi trova tesori nei libri per ragazzi troverà la magia delle storie.

Evelina di Lara Piffari è un inno alla capacità di creare storie, di raccontarle, di possederle.

Le storie, e i libri per estensione, sono porte che si aprono su mondi e sono un punto di vista speciale su noi stessi.

In generale, le persone hanno bisogno di raccontare (e di leggere) storie, è una necessità antropologica.
Nelle storie l’uomo riconosce sé stesso e impara a leggere le vite degli altri.

Inoltre, l’abitudine al racconto dà tutti gli strumenti necessari per imparare a fare la propria narrazione di sé.

Evelina di Lara Piffari ci dà una protagonista con un nome un po’ antiquato, che nemmeno lei ama.
Ma dal resto quale adolescente ama il suo nome?

Diavolina, candelina, carta velina, angiolina: mentre correva veloce fuori
dal cancello della casa della nonna, Evelina ripercorreva nella sua testa i
mille sgradevoli modi in cui i suoi compagni di classe l’avevano chiamata,
negli ultimi due mesi, i primi due nella nuova scuola. Non ce n’era stato
nemmeno uno che avesse avuto il coraggio di chiamarla con il suo vero
nome, finora. Evelina, Evelina, continuava a pensare: che nome stupido chemi hanno dato, ci credo che nessuno lo usa.

In Evelina ci sono tre donne: una nonna hippie, una mamma dalla testa “squadrata” che pensa solo al lavoro, e una ragazzina tredicenne che deve trovare delle nuove coordinate in questo nuovo piccolo mondo di provincia.

Sembra il ritratto di un’adolescente sola, ma Evelina non è sola.
Si sente sola.

La ragazzina si ritrova trapiantata in un piccolo paese:  abitava a Milano ma i  genitori si sono separati e così ora si ritrova a casa della nonna insieme alla mamma.

E’ una spilungona che fatica ad adattarsi a questa nuova vita.
Ed è diversa, ha degli interessi che sembrano non collimare con quelli della massa di questo piccolo paese.

Paese piccolo, in provincia, dove le persone si conoscono tutte, hanno la pretesa di conoscere tutti e di avere un’opinione di tutti.
E ne hanno avute di opinioni sulla nonna e sulla mamma di Evelina!

A dire il vero si sente anche diversa dalle donne della sua famiglia: con la nonna sta bene, ma la nonna è bizzarra e decisamente anticonvenzionale, mentre la mamma, tutta perfetta, rigorosa, concentrata solo sul lavoro, sembra non avere attenzioni per nessun altro.

Cosa lega Evelina a queste due donne?

Per la costruzione della propria identità è fondamentale per i giovani protagonisti risolvere degli enigmi della propria famiglia.

Enigmi la cui soluzione è chiave di accesso a sé.
E lei trova il suo enigma nel cimitero di paese, una zona di margine in tutti i sensi.

Ne parla anche Nicola Galli Laforest nel bellissimo saggio sulla letteratura per l’infanzia In cerca di guai:

Prima di nascere alla comunità, oggi come nell’antichità, è fondamentale avere una zona incontaminata di margine, in solitudine, che faccia risentire il contatto con il cosmo , tra terrore e meraviglia, mettere in fila ciò che si ha e a fuoco ciò che si è.

Il  camposanto è la sua zona di margine.
Nulla di macabro.
Per lei è come un giardino, solo molto tranquillo e…pieno di storie.

Storie che le racconta il custode Umberto, al lavoro nel camposanto da trent’anni almeno.
Alcune storie le ha viste in prima persona, altre le ha sentite raccontate da altri prima di lui.

E’ un demiurgo Umberto, perchè per Evelina è una figura importante ma che non ha un legame famigliare: nei buoni romanzi di formazione è così che accade, ci deve essere un salto di ruolo tra il giovane protagonista e l’adulto che fornisce la chiave di accesso all’altro mondo.

Umbertosi accorge della passione di Evelina per le storie e un giorno le chiede di scrivere le storie delle persone che non ci sono più.

Evelina prende sul serio questa missione e scrive delle lettere.
Con il suo inscalfibile spirito di osservazione mette ciò che Umberto le ha raccontato insieme a ciò che ha visto nelle foto sulle lapidi e, lasciandosi trasportare, realizza delle bellissime missive.

Evelina scrive delle lettere di grande profondità.
Un concentrato di spirito di osservazione, potere immaginativo e desiderio di dare corpo alla memoria.

Ma un giorno, davanti a una tomba, Evelina scorge una figura che rassomiglia troppo a sua mamma, intenta a piangere sulla lapide di uno sconosciuto ragazzo.

Ecco che in Evelina di Lara Piffari compare il giallo: la ragazza vuole capire chi sia questo misterioso ragazzo.

Aiutata da un compagno di classe, Evelina inizia ad indagare.
Chiede ai paesani cosa ricordino di quel lontano periodo e le supposizioni si sprecano, così come i pettegolezzi che sono duri a morire.

Tocca a Evelina capire e affrontare la realtà, trovando la chiave che tutto interpreta, che scioglie l’enigma famigliare che coinvolge la mamma e la nonna.

Alla fine noi stessi siamo una storia che si intreccia ad altre storie.

3 motivi per cui mi è piaciuto (molto, molto, molto) Evelina di Lara Piffari

  1. Le lettere: arrivati al punto in cui Evelina osserva le foto, stila un elenco di come quelle persone fossero un tempo e mette su carta le parole che a loro vorrebbe rivolgere, ci si rende conto di essere davanti a una scrittura ricca di emozioni.
    E poi si sa, le lettere hanno un fascino vintage che non muore mai.
  2. La situazione di Evelina:  la ragazza si trova in una situazione scomoda, in un paese piccolo, non in grado di integrarsi (e forse nemmeno lo vuole), con dei genitori separati e con un discreto grado di incomunicabilità con la sua famiglia. Metaforicamente tutto simboleggia l’isolamento e il sentirsi incompresi tipico dell’adolescenza e delle fasi di passaggio.
  3. Il cimitero: è vero, io sono di parte perché amo le ambientazioni cimiteriali nei libri. Come poi avete letto sopra, questo luogo particolare in Evelina di Lara Piffari ha un valore speciale. E’ un luogo di confine: tra passato e futuro, tra la Evelina percepita e quella immaginata, tra l’io e gli altri.

E poi c’è un quarto motivo.

Le grandi potenzialità che Evelina di Lara Piffari ha a scuola.

Si presta infatti benissimo a riflessioni e a esercizi di scrittura legati all’autobiografia e alle lettere.

Utilizzando immaginazione e scrittura epistolare infatti, si possono stimolare i ragazzi a creare destinatari (s)conosciuti e allo stesso tempo fare in modo che scelgano cosa e come raccontare di sé.

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