Il palazzo negli albi illustrati | 4 novità

Il palazzo negli albi illustrati consente una tipologia di narrazione che tocca il formato e il movimento dei nostri occhi sulla storia.

Annoveriamo tra le fila delle mie decine di manie libresche, anche i libri che parlano di palazzi.

Non intendo i libri di architettura, ma quei libri che hanno la metafora del palazzo, dei piani diversi che uniscono in un unico spazio, vite differenti.

Il palazzo negli albi illustrati si presta soprattutto a questo: a mostrare come possa esserci inclusione e condivisione all’interno di uno stesso abitato.

Il movimento che la sua struttura consente si muove su due binari:

  • Dal basso verso l’altro: come se ci fosse una videocamera, saliamo pian piano i gradini dei palazzi alla scoperta di cosa si nasconde dietro quelle porte e che vite accadono. Quando si arriva all’ultimo piano portiamo con noi, come nei migliori viaggi di formazione, la conoscenza acquisita e quindi una vista più ampia. Quella che poi si gode dall’ultimo piano.
  • Un movimento degli occhi che dall’alto abbraccia il panorama. Accade in quegli albi che, contrariamente a quanto indicato nel primo punto, si situano in un preciso punto del palazzo, in un appartamento, dietro a una finestra dalla quale si osserva il mondo.

Il palazzo negli albi illustrati mi ha permesso di amare molte storie.
Storie accomunate dal mistero, dal desiderio di scoperta, dalla conquista di un sapere in più.
Spesso anche dall’acquisizione di consapevolezza che solo dall’unione dei micromondi che abitano i palazzi, nasce un nuovo mondo.

Alcuni palazzi negli albi illustrati che possiamo tornare a conoscere sono quelli di Una festa in via dei giardini (qui l’articolo) che mostra come in una stessa casa convivano famiglie provenienti da ogni parte del mondo. E come il cibo li unisca in un’unica grande festa.

Oppure, sempre con il cibo a fare da filo conduttore, c’è Una ricetta miracolosa, albo illustrato di Terre di Mezzo con un formato che ci porta subito nella dimensione del palazzo.

Non si trova più perché in ristampa, ma Electa Kids aveva realizzato un albo illustrato di formato verticale che mostrava come famiglie di diverse religioni vivono il loro Credo all’interno delle case. L’albo era Il mondo in una casa.

Bellissimo è anche La finestra, di Verba Volant edizioni, esempio di albo illustrato della seconda tipologia che indicato, cioè che ha una visuale dall’alto.
Quello che succede davanti a una finestra è come un film: la finestra è l’inquadratura, le storie che si ripetono sono la sceneggiatura. La voce del bambino protagonista racconta ciò che vede ogni mattina sotto la sua finestra, finché qualcosa accade e un’altra finestra si apre…

C’è poi un discorso a parte da fare, che è quello dei micromondi.
Il palazzo negli albi illustrati mostra come un unico organismo (il palazzo, appunto) racchiuda in sé tanti altri organismi (le persone) che possono conoscersi, ignorarsi, scoprirsi e accettarsi.

Quindi sono un esempio, come già detto, di condivisione.

Mi piace però riflettere anche su quei singoli organismi che vivono in un mondo fatto solo per loro.

La casa, quindi quello spazio limitato all’interno del palazzo, racconta di chi la vive.
E’ l’espressione più pura della personalità e della vita che dentro di lei accade.

La casa è il nostro museo, come ci racconta in qualche modo l’albo illustrato Il museo delle mie cose, Clichy Edizioni.

 

Perché il palazzo negli albi illustrati rappresenta anche questo: non solo condivisione, ma raccolta di vite che si organizzano in musei di cose che ci rappresentano.

Ecco che qui vi presento 4 libri nuovissimi, uscite nelle ultime settimane, che utilizzano la metafora del palazzo e degli appartamenti per raccontare la conoscenza, l’incontro, la scoperta.

L’Ascensore, Daniele Bergesio e Olha Muzychenko, Verba Volant Edizioni

In un giorno d’estate come tanti, quando si è bambini, ci si sente liberi, ma a volte anche annoiati. Iris decide di prendere l’ascensore del suo palazzo e di fermarsi ad ogni piano.
Per ogni piano c’è un famigliare, o un oggetto che riporta alla mente una persona amata, con cui Iris si sofferma.

Il “viaggio” di Iris su ogni piano della casa non la porta a conoscere persone prima sconosciute.
Iris incontra la mamma, il papà, il fratello, ritrova i bei momenti passati con quei nonni che non ci sono più.
La sua conquista di una visuale più ampia passa perciò dal tempo trascorso con i famigliari, e grazie al tempo concessole dalla noia, si fa più attenta ai piccoli gesti.
E le fa guadagnare tantissimo.

La nota di merito di questo albo è nel suo formato: alto e stretto, ma con tante pagine sovrapposte di diverse dimensioni che ci fanno seguire l’ascesa di Iris per ogni piano del palazzo.

Tipi, Cristina Bellemo e Gioia Marchegiani, Edizioni Gruppo Abele

Non è un vero albo illustrato, bensì un libro illustrato.
Anche in questo caso abbiamo una piccola protagonista, Luce, che sale le scale del suo palazzo.


Davanti ad ogni porta ci descrive dove siamo (quale interno, quale piane) e che “tipo” abita lì dentro.
Perché siamo tutti “tipi”.
Normali, goffi, bizzarri, strani, noiosi.

Le autrici sono andate oltre queste semplici definizioni e hanno creato il tipo che aggiusta le cose non ancora rotte, il tipo che si scrive le lettere, il tipo che ha tantissime scarpe e così via.
Il mio tipo preferito è quello che coltiva le parole aromatiche sul balcone.

La pagina è di rara poesia:

Pianta di sciabordio con le foglie ondulate e i fiori blu oltremare.
Un alberello di nevischio con aghi freddi che pungono le dita.
In un angolino ben protetto, c’è un piccolo arbusto di albeggiare con bacche rosa brillanti.
Tralci di pepita che si arrampicano sulla ringhiera e fanno minuscoli frutti dalla pelle d’oro.
C’è anche un ceppo di socchiudere, coi germogli che si spalancano piano.
Una siepe di cangiante, ha i boccioli che ambiano colore se ti sposti d’un passo.
Un rovo di sussurri, non l’avevo mai visto, pieno di spine che accarezzano, invece di fare male.

Se fossi una professoressa utilizzerei questo piccolo brano per fare l’analisi del testo, per parlare di poesia, per parlare di sinestesia.
Per parlare di parole.

Il palazzo di Luce è una raccolta di tipi strano, ma alla fine ci invita a riflettere su di noi.
Noi, che tipi siamo?

La fiorita, Melissa Castrillon, Gallucci Editore

Torniamo agli albi illustrati di formato stretto e alto.
La fiorita, già dal titolo, ci racconta di piante, di rami, di semi e di fiori.
Inevitabile quando si parla di Melissa Castrillon, illustratrice di origine sudamericana che porta nella sua illustrazione una luce e uno stile lussurreggianti, spesso caratterizzata da un ipertrofico mondo vegetale.

L’albo inizia con una casa che viene abbandonata.
C’è un trasloco in corso e la protagonista deve dire addio alla sua casetta immersa nella natura per andare a vivere in città.

La Fiorita è un silent book, dove però qui e là compaiono parole come semi.
Come il seme che la protagonista pianta in un vasetto la prima sera nella sua nuova camera, che in mezzo a tutti quei palazzi la fa sentire sola e sperduta.
Le novità, come i semi, sbocciano in fretta e presto fioriscono.

Il senso di tristezza iniziale lascia spazio alla curiosità e alla luce che tinge tutto di nuovo, mentre il seme diventa una pianta che stende i suoi rami verso i palazzi di tutta la città.

I miei vicini, Einat Tsarfati, Il Castoro

Più di tutti gli altri, questo albo illustrato racconta bene il concetto di palazzo come aggregatore di micromondi.
Come nei primi due casi, abbiamo una protagonista che sale le scale del suo palazzo.
Si sofferma davanti ad ogni porta perché un indizio di volta in volta ci lascia con la curiosità di sapere chi vive dietro quella porta.
E infatti dietro ogni porta si apre un mondo surreale e di stranezze, che però per i suoi abitanti si chiama casa.

Le illustrazioni di ogni ambiente domestico sono ricchissime di dettagli e di particolari.
Ci si perde alla ricerca del piccolo e del bizzarro, un po’ come accade nei libri cerca trova.

C’è la casa piena di anticaglie, pezzi rari e preziosi.
E’ la casa dei ladri.

C’è la casa da cui arriva sempre bellissima musica.
E’ la casa di una famiglia di musicisti sempre in festa.

E poi c’è la casa apparentemente noiosa della protagonista.
Apparentemente.
Perché poi c’è la sua camera e nel suo spazio, il suo mondo, può collezionare oggetti strani d’ogni sorta.

Che raccontano di lei.

Il palazzo rimane una metafora meravigliosa per raccontare e per raccontarsi.

Qualcuno, fuori dal mondo degli albi illustrati, ha creato anche delle bellissime storie che trovate sugli scaffali della narrativa.

Io vi lascio tre suggerimenti:

  1. Tre Piani, Eshkol Nevo, Neri Pozza
  2. Il condominio, J.G.Ballard, Feltrinelli
  3. The Tower, il millesimo piano, K.McGee

In quanti modi possiamo raccontarci attraverso lo spazio che abitiamo?

(Vi lascio con un po’ di ignoranza e variazioni sul tema…)

 

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