Memoria affettiva e libri sul Naviglio Grande

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Avete presente la commedia romantica Serendipity?

Fonte: Web

C’è una scena nel film in cui, per affidarsi al destino, la protagonista Sara scrive il suo indirizzo all’interno di una copia del libro L’amore ai tempi del colera di Marquèz.

Nell’immediato il destino non gioca a favore di Jonathan e Sara ma lui, da quel momento, spulcia i banchetti di libri usati sempre alla ricerca di una vecchia copia di L’amore ai tempi del colera.
Quella copia che potrebbe cambiargli la vita anche a distanza di anni.

I libri e il destino, proprio ieri, mi hanno riservato una sorpresa simile.

Ieri era uno di quei pomeriggi dove volevo dedicarmi alla lettura “per dovere”, quella cioè che faccio per lavoro (sono una lettrice editoriale di anteprime per ragazzi) e quella che faccio per essere aggiornata.

Cose per cui provo un’immenso piacere, sia chiaro.
So di essere un esempio di persona che ha coniugato passione-vita-lavoro.

Però.

Però siamo in piena estate indiana, siamo alla fine di ottobre e sembra primavera.
Insomma, aspettavo l’occasione buona per uscire e fare qualcosa di diverso dallo stare su un divano in una bellissima domenica autunnale.

E l’occasione è arrivata dalla mia amica e collega Donatella che voleva fare un giro al mercato dell’antiquariato sul Naviglio.

E’ stato un pomeriggio all’insegna delle storie, come mi piace immaginarle quando guardo gli oggetti delle bancarelle.
So che ha un che di terribilmente romantico e scontato, pure Woody Allen ci ha fatto un film.

Fonte: Web

Dalle terribili abat-jour a forma di candela che si scioglie passando per gli addobbi di Natale anni ’50: ogni volta non riesco a non pensare a chi a suo tempo li possedeva, magari li ignorava, nella sua quotidianità.

E cosa penserebbe quella persona a vedere oggetti così banali in vendita in uno dei mercati più chic e turistici di Milano.

Nemmeno io so cosa penserei se mi raccontassero che tra 50 anni la tazza dove mangio i cereali si trova esposta in un fascinoso mercatino delle pulci.

Credo che la memoria affettiva nasconda anche molte perplessità quando si tratta di oggetti.

Non è un caso che Stephen king ci abbia scritto uno dei suoi migliori romanzi.

Ovviamente sul Naviglio non mancano i banchi di libri usati, ma solitamente mi costringo a non fermarmi.
Tranne in uno.

Libri a scuola

All’inizio del Naviglio Grande, proprio sotto all’albero, nel punto più fotografato da turisti e milanesi, c’è un banchetto che tiene una piccola parte dedicata ai vecchi libri per ragazzi.

Ieri mi ci sono fermata spulciando tra copie di libri Disney risalenti alla mia infanzia, libri di edizioni degli anni ’60 e sempreverdi come Tony Wolf.

In una cassetta ai miei piedi c’erano altri libri per ragazzi, di quelli che non si sa dove mettere perché ci sono, ma non hanno particolare appeal. Da qualche parte vanno pur piazzati.

Intanto alle mie spalle sento Donatella che esprime sorpresa nel vedere qualcuno, ma io non mi volto perché la mia attenzione è catturata dalla scritta in testa a un albo che emerge dietro a tanti libri.

I racconti del bosco.

Non è stata una folgorazione, ma è stato un lento riaffiorare.

Da tempo, più o meno da quando ho iniziato a lavorare nei libri per ragazzi, cercavo delle particolari edizioni che ho amato da piccola.
Erano le storie di animaletti del bosco che vivevano situazioni quotidiane proprio come quelle che capitano ai bambini: il giocattolo che si perde, l’infortunio che ti porta al pronto soccorso, il perdersi nel bosco ecc.
Solo che i protagonisti erano animali: ricci, scoiattoli, leprotti.

Nulla di straordinario, ma a quelle storie sono particolarmente legata.

Chi coltiva una memoria affettiva legata ai libri, non riesce a fare a meno di ricordare i momenti della sua infanzia che sono connessi a quelle storie.

Alle Storie del Bosco ero legata da quella volta che, in ospedale per un intervento alle tonsille, mio padre (che in quel momento faceva la spola tra l’ospedale dove ero io e l’ospedale dove era ricoverata mia nonna) mi portò un albo illustrato dal titolo L’ospedale?Non è poi così male!

Da quel primo titolo che mi aveva regalato, mi ero appassionata così tanto da volere anche gli altri titoli della collana, forse una decina.

Li conservavo a casa di mia nonna.
Voleva dire che quando andavo in montagna da lei, vicino alla mia sediolina di vimini, mi aspettava la mia biblioteca.

Non so perché a distanza di così tanti anni mi siano rimasti impressi quei titoli e quelle avventure, fatto sta che con pochi elementi come quelli che ricordavo non ero in grado, oggi a 35 anni, di recuperare quelle vecchie edizioni.

E invece ieri, a far capolino da quella cesta, c’era proprio uno di quei libri che tanto avevo amato.
Una scena da film.

Prenderlo in mano mi ha realmente commosso.
Adesso mi sento stupida, se mi vedo da fuori vedo un’adulta che tiene in mano un albo illustrato con due ricci in copertina che ha i lucciconi mentre lo sfoglia.

L’albo si intitola Il bello di un regalo.
E in effetti lo è stato. Bello e un regalo.

Per concludere, quando mi sono voltata a cercare il proprietario del banchetto, ho trovato un collega della libreria in cui lavoro, uno storico e stimato libraio prossimo alla pensione.

Ecco a chi Donatella stava facendo le feste!

Lui è amico d’infanzia del proprietario del banco di libri e quindi tra una chiacchiera e l’altra, qualche esternazione tipo “Guarda che lei è una collega, vedi di trattarla bene!”, quel libro è diventato mio senza difficoltà.

Questo episodio, significativo per me e per me soltanto, mi ha portato a riflettere.

Sulla casualità, che nei mercatini e per le strade è più furba del solito.
Di quanto gli amici siano fondamentali, perché ti tirano fuori quando ne hai bisogno (e non lo vuoi ammettere).
Della straordinaria magia dei libri.

Coltivate la memoria affettiva legata ai libri.
Costruite esperienze intorno ai libri.
Perché così i libri non si limiteranno a raccontare la storia scritta tra le pagine, ma ne porterà con sé una tutta vostra.

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