Albi illustrati e fotografia | una dichiarazione d’amore

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Albi illustratiNewScuolaSpunti di lettura

Albi illustrati e fotografia sono per un me un connubio inevitabile.
L’unione delle mie due anime.

Ma non sto parlando di albi illustrati fotografici tout court.
Non intendo assolutamente impegolarmi nello stilare una rassegna di albi illustrati che hanno trovato narrazione grazie al mezzo fotografico nel corso della storia dell’editoria per ragazzi.

Vi voglio raccontare di quattro libri in particolare che secondo me riescono a mostrare come l’accoppiata albi illustrati e fotografia possa declinarsi in modi diversi, sempre però con una finalità narrativa specifica.

E per stimolare quindi il lavoro creativo: quello che si fa per se stessi o per gli altri.

La fotografia nell’albo illustrato diventa una narrazione vera e propria, smettendo di essere una semplice tecnica.

Albi illustrati e fotografia che in questi quattro casi vedono il linguaggio fotografico modellarsi così:

  • come linguaggio espressivo originale che si mescola all’illustrazione;
  • immagini di altri tempi, decontestualizzate, e caricate quindi di un altro significato;
  • come osservazione della realtà da un punto di vista insolito trasformato poi in una nuova forma narrativa;
  • la fotografia come suggestione

Non è un caso che di questi quattro albi illustrati che vi propongo, tre siano della casa editrice Topipittori, sempre attenta alle commistioni di linguaggi diversi.

La fotografia come mezzo che da una forma (e un significato) al mondo

Succede così nell’albo illustrato di Valentina Edizioni Inseguendo i segni del cielo, di Arrigo Barbaglio.

Di questo albo ad affascinarmi moltissimo è l’idea di base che soggiace dietro tutte le fotografie.
Perché i segni cel cielo del titolo sono fotografie del cielo, scattate dalle strade di una città di modo che i palazzi e i tetti modellino con la loro presenza i contorni del cielo stesso.
Creando così forme originali che la fantasia dell’autore (o dell’osservatore) possono interpretare e usare all’interno di una storia.

Le forme del cielo sembrano costellazioni, oppure mappe, oppure esseri strani e un po’ futuristici.

Più di tutti, tra gli albi illustrati che vi propongo, Inseguendo i segni del cielo si presta per un lavoro volto a guardare la realtà con occhi diversi.

Addirittura a riscoprire la realtà: tutti abbiamo fatto il gioco di trovare una somiglianza alla nuvola, perché non farlo anche con qualcos’altro?

Un’idea di utilizzo della fotografia a scopo narrativo che si può fare a scuola, nel tempo libero, in arteterapia, da soli o in gruppo.
Per riscoprire la creatività.

 

Guardare la realtà. E poi filtrarla con la fantasia.

E’ così che ha fatto Nina Masina quella mattina d’inverno di qualche anno fa.
Milano si era risvegliata sotto una bella coltre di neve e Nina decise di prendersi il suo tempo, di andare al lavoro a piedi e di scattare tante foto di questa ovattata e candida città, ormai totalmente trasformata.

Dopo la serie di fotografie è diventata una narrazione autonoma, che si è completata grazie alla voce di qualche parola e di qualche illustrazione che, sovrapposta alle immagini fotografiche, vanno a comporre un racconto nuovo

L’albo illustrato Questa notte ha nevicato, edito da Topipittori, è quindi l’esempio di come un progetto fotografico possa diventare un racconto in cui la fantasia fa capolino da dietro l’angolo.

Ispirandosi a questo albo, si può prendere esempio per costruire un progetto e dargli forma grazie alla commistione di diversi linguaggi espressivi.

 

Il bianco e nero del passato si mescola al colore del presente.

Per certi aspetti Sonno gigante sonno piccino assomiglia all’albo illustrato Questa notte ha nevicato, perchè vede la realtà della fotografia mescolarsi alla fantasia delle illustrazioni.

Ma la similitudine finisce qui.
Perché Sonno gigante sonno piccino, edito da Topipittori e realizzato da Giulia Sagramola e Giusi Quarenghi, parte da lontano.

Le fotografie che compongono l’albo illustrato arrivano da un vecchio album di famiglia e si collocano sulla pagina proprio come si collocherebbero su un album d’altri tempi.

Fotografie in bianco e nero di situazioni famigliari, immagini di una quotidianità (quella degli anni ’50?) incorniciata in quei bordi bianchi zigrinati tipici di una volta.

E l’illustrazione?

L’illustrazione irrompe intorno a quelle immagini dando corpo alle parole di una piccola filastrocca, quella che dà il titolo all’albo, e che qualcuno sta cantando ad un bambino che proprio non vuole dormire.

Questa sera sul cuscino
non trova sonno il mio bambino
forse si è perso in un posto lontano
forse ha preso l’aeroplano
forse è andato a fare un giro
forse ha incontrato un ghiro
[…]
sonno gigante sonno piccino
scivola accanto al mio bambino
prendilo in braccio, convincilo piano:
dormire di notte non è così strano!

L’illustrazione trasforma le immagini di una vacanza, di un ritratto, di una foto di famiglia in un roboante viaggio su un aereo giallo.

Un ghiro gigante, un enorme polpo rosa, una sciarpa svolazzante, una stella luccicante: le fotografie si colorano di quegli elementi fantastici che la filastrocca porta in vita.
Sperando di accompagnare il bambino verso un sonno beato.

Se l’albo illustrato rappresenta, come narrazione, una poetica filastrocca adatta anche ai più piccoli, nella sua forma è invece una commistione di linguaggi e di intenzioni che creano alla fine un prodotto originale.
Di intelletto e manifattura.

Un albo illustrato che può ispirare una sfida allettante: prendete le vostre fotografie di famiglia, cercate un’intenzione, trovate un destinatario, create il vostro album.

 

La fotografia come suggestione poetica

L’ultima storia di questa mia selezione scelta che parla di albi illustrati e fotografia appartiene ad uno dei miei albi illustrati preferiti.

Chiuso per ferie, di Maja Celia, Topipittori.

Comincio col dire che sono una brutta persona: presento questo albo illustrato come il mio preferito, il top dei top…ed è un albo esaurito!
L’editore per il momento non lo stampa più ed è quindi un po’ introvabile.

Ma essendo un silent book potreste pensare di cercarlo online altrove, su siti stranieri.

Di cosa parla Chiuso per ferie?

Siamo in una casa, dove la famiglia che la abita sta per partire per le vacanze.
Fatti tutti i controlli di routine, la famiglia si getta un’ultima occhiata alle spalle e poi chiude la porta.

Noi siamo dentro casa e per un attimo sentiamo il silenzio, avvertiamo il buio sospeso di una casa lasciata sola.

Ma le fotografie incorniciate che si trovano sopra un mobile d’improvviso si animali,  e le persone che compaiono nelle immagini si liberano dalla cornice e dal supporto e iniziano scorrazzare liberamente per la casa.
Salvo rientrare al loro posto proprio prima che la famiglia faccia il suo ritorno.

Se un bambino può godere di questa storia per gli elementi di fantasia che vanno a popolare una situazione abbastanza banale, a me colpisce la portata emotiva che può avere sull’adulto.

La prima volta che ho sfogliato la pagina delle fotografie immobili, passando alla pagina dove le fotografie si animano, mi sono commossa.

Perché la prima cosa che ho pensato è che quindi la realtà delle fotografia è un realtà parallela alla nostra che vive protrae quel frammento di tempo per sempre.

 

Come dire: se sei felice in una foto, lo sarai per sempre.
Almeno in quella foto, in quell’istante di eternità.

Ammetto di aver filtrato completamente la storia da questo mio punto di vista, a metà tra il malinconico e il filosofico.

Ma l’albo illustrato è questa cosa qui: è saper essere piacevole per un bambino, ed è saper essere prezioso per un adulto che lo legge attraverso il suo vissuto.

In questo caso ho inserito Chiuso per ferie nella serie di albi illustrati e fotografia per come la fotografia diventa pretesto nell’esercizio della fantasia, pur non essendo presente come tecnica vera e propria.

Chiudo la mia panoramica di albi illustrati e fotografia con una fotografia personale, che appartiene ai miei nonni paterni e che li vede guardarsi e (sor)ridere di qualcosa sotto gli occhi di una montagna.

Una fotografia che da sola è carica di storia, di domande, di impressioni che sorgono spontanee anche in chi non ha legami affettivi con le persone rappresentate.

E che ora sappiamo può diventare (s)punto di lettura per una storia e per un libro.
Per un esercizio creativo e per lo sviluppo della propria capacità di osservare la realtà giocando con la fotografia.

Cosa può diventare quella foto? In quale storia possiamo inserirla? Cosa possiamo raccontare prima e dopo? Con quale altro linguaggio possiamo farla dialogare?

 

Per altri articoli su illustrazione e fotografia ecco qui un altro post sul mio blog

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