Recensione di Rolando del camposanto di Fabio Genovesi

by:

Gruppi di letturaNew

Con Rolando del camposanto Fabio Genovesi riesce a fare una cosa che tanti suoi stimati colleghi non sono stati in grado di fare.

Scrivere per ragazzi.
Anzi.
Scrivere bene per ragazzi.

Troppi scrittori per adulti, spesso di successo, si ritrovano a pubblicare libri per ragazzi convinti che “Ma figurati, ho vinto il Premio Antani per il migliore romanzo della galassia, figurati se non riesco a scrivere una favoletta per bambini!”.

Intendo dedicare un anatema a questo fatto.
Intendo farlo approfonditamente, con un articolo dedicato, un video e un’indicizzazione SEO.

Fortunatamente Fabio Genovesi non appartiene a questa categoria di reietti del libro.

Rolando del camposanto è una favola che strizza l’occhiolino al Figlio del cimitero di Neil Gaiman e al bambino ostrica di Tim Burton conservando tutta l’ironia, anche un po’ malinconica, che abita i personaggi di Fabio Genovesi.

Ha le illustrazioni di Gianluca Maruotti ed essendo ambientato in un cimitero mi dispone bene l’animo: io amo passeggiare nei cimiteri, e nelle “storie cimiteriali” ci sguazzo come Paperone nel suo oro.
Qui una testimonianza di questa mia passione.

Rolando è un bimbo molto solitario.
Sta per compiere dieci anni ed è da metà della sua vita che non vede più i genitori, mancati in un brutto incidente.
Da allora Rolando vive con lo zio bagnino, che però non vuole più nuotare e quindi fa il guardiano al cimitero e ha una malattia per cui beve molto vino.
Lo zio ci vive proprio dentro al cimitero.
E Rolando abita con lui.

E tutti i bambini non vogliono avere a che fare con Rolando, lo considerano strano, ne hanno paura.

Quindi Rolando vive in un cimitero, parla con i fiori e con le tombe e si sente molto, tanto solo, sa di non avere amici.

Una sera mentre torna verso casa palleggiando (male) il pallone, Rolando si imbatte nei cugini Gini che lo fissano e rimarcano quanto sia scarso col pallone.
Ma i Cugini Gini sono morti.

Inizia così l’avventura del solitario Rolando: con la sua incontenibile e ingenua speranza che gli si accende negli occhi all’idea di avere finalmente due amici, poco importa se morti.

E con lo sguardo (e la paura!) rivolto verso la grande montagna, il Monte Pupazzo, che dovrà affrontare e scalare perché i Cugini Gini gli affidano un’importante missione.

Quella che Rolando del camposanto si trova ad affrontare è una vera e propria iniziazione alla vita, da attraversare, illuminare, scalare, risalire con tutte le proprie forze, spinti dall’amore.

Quale sarà questa grande prova? La più facile da intuire, la più difficile da affrontare: la missione di Rolando ha un nome, ha una forma e un colore ma sotto sotto significa che Rolando deve affrontare la propria paura: di fallire, di essere solo, di non saper saltare, di non avere amici, di non essere amato.

Ci riesce eccome!
E si fa pure un paio di amici, strambi forse peggio di lui, ma son pur sempre amici.

E i Cugini Gini?
Loro sono un’altra storia, che qui non vi spoilero.

Rolando del camposanto è una storia ambientata dentro e fuori un cimitero, che porta con sé tutti quei sentimenti che possiamo provare da vivi: solitudine, paura, speranza e un’infinità di amore.

Perché il Fabio Genovesi per ragazzi mi ha convinto?

Perché per Genovesi adottare lo sguardo bambino non è stato uno sforzo evidente, come capita ai vincitori del Premio Antani, ma una tensione naturale, come quella che possiede nel mescolare ironia e malinconia.
I suoi libri infatti hanno quasi sempre giovani protagonisti.

E li sa far parlare con sarcasmo, a volte con ingenuità, spesso con una nota struggente.

Questa caratteristica, unita al suo stile di scrittura decisamente unico caratterizzato qui e là da stilemi toscani, rimane intatta anche in Rolando del camposanto.

Forse c’è un’unico neo.
Pur mantenendo intatte le sue caratteristiche di scrittura, si avverte che l’autore è consapevole di essere di fronte a un pubblico giovane (consiglio il libro per una fascia di età 8/10 anni). Questa consapevolezza rende la narrazione a tratti un po’ troppo ammiccante verso i bambini.

Un ammiccamento che a Fabio Genovesi non serve, non ne ha bisogno.

Consiglio Rolando del camposanto come esempio ben riuscito di autore per adulti che scrive per ragazzi.
E a questo punto vi consiglio il Fabio Genovesi per ragazzi che sa scrivere anche per adulti.

Il Genovesi de Il mare dove non si tocca (meraviglioso!) e quello di Chi manda le onde (che infatti ha vinto il Premio Strega Giovani).

Ah sì, ecco come si chiamano quegli scrittori che scrivono libri belli che diventano trasversali e universali: scrittori bravi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *